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Lady Macbeth alla Scala: la Prima che doveva far tremare Milano… e invece ha rassicurato la Zia Lucia

8/12/2025

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Come ogni 7 dicembre, anche quest’anno mi sono sistemata sul divano per la Prima della Scala: plaid sulle gambe, tisana alla mano, spirito critico in modalità “vediamo il circo di quest’anno”.
Perché sì, inutile negarlo: la Prima è quell’ibrido irresistibile tra cultura e red carpet in cui gli intervistati sfoggiano abiti couture e risposte preconfezionate. Quest’anno Mahmood e Achille Lauro sorridono composti come due icone pop infilate a forza in un documentario sulla borghesia milanese; una modernità cosmetica messa lì a fare da contrappunto alla conduzione di Carlucci e Vespa, che restituisce l’atmosfera di un Natale in famiglia dove gli zii parlano ancora del ’68 mentre i cugini giovani cercano il Wi-Fi. 



Ma, oltre al contorno mondano, c’era la promessa: Lady Macbeth del distretto di Mtsensk.
Una scelta annunciata come audace, scandalosa, necessario colpo di scena per un’istituzione che spesso preferisce il velluto alla vertigine. Šostakovič l’ha scritta per far male, per raccontare un mondo dove il desiderio diventa follia e la follia diventa violenza; per denunciare un sistema sociale che schiaccia e soffoca fino all’esplosione. È per questo che il regime sovietico la censurò: perché diceva la verità senza filtri.


Insomma, aspettative altissime.
E invece.


La messa in scena che ho visto sembrava l’equivalente artistico di una pietanza “piccante” servita in versione mild per non traumatizzare i commensali più delicati.
Il punto non è che l’opera dovrebbe essere violenta; è che una violenza poco incisiva diventa decorazione. Se la brutalità si riduce, a un gesto stilizzato, resta solo un esercizio stilistico. Già non è facile, per un pubblico italiano di oggi, entrare in un’opera nata in un regime dove la violenza era un linguaggio quotidiano; se poi la rappresentazione perde di mordente, lo sguardo si sposta inevitabilmente altrove. E così si ricade nel discorsetto trendy sulla “condizione femminile” quando invece la condizione di Katerina è la crepa attraverso cui si vede un sistema ben più ampio e marcio.
Se questo non lo vedi, se non lo senti, resta solo un dramma domestico con un paio di crimini; ed è difficile capire perché Stalin si sia disturbato a censurarla.
La prima scena in cui Katerina affronta Sergej, per esempio, aveva una tensione pari a quella di un turno alle Poste quando chiamano il numero successivo.


La parte musicale? Straordinaria.
Le voci impeccabili, l’orchestra in stato di grazia, le scenografie raffinate, i cambi scena suggestivi. Tutto bello, tutto perfetto.
Ma la voce non basta.

In un’ opera come questa, che dovrebbe travolgere e arrivare a colpire la platea e, perché no, perfino noi sul divano, la fisicità è una componente che deve andare a braccetto con la voce. Oggi non basta più cantare bene. Per restituire davvero la potenza di quest’opera serve un’intensità corporea precisa. E qui, purtroppo, l’attorialità è venuta un po’ meno.
Alcuni interpreti sembravano prigionieri del classico gesto operistico da “io ora canto l’aria dell’angoscia”.
Ma questo è Šostakovič, non Verdi. Qui bisognava sporcarcisi.

Forse è questo il punto più dolente: l’opera aveva tutto, struttura, musica, cast, scenografie per essere una produzione memorabile.
Ma la Scala è un luogo che ama il rischio, purché non spaventi la Zia Lucia davanti alla tv.


Insomma, la Prima è il nostro salotto nazionale.
La segui per vedere chi arriva, chi sfila, chi indossa cosa, e soprattutto chi finge di essere lì “per l’opera” mentre pensa solo al fotografo di turno. E va benissimo così. Fa parte del gioco.
Ma quest’anno ci avevano promesso qualcosa di diverso.
Qualcosa che mordesse.

E invece la Lady Macbeth che ho visto era un bellissimo animale feroce con il muso dentro una museruola.
​

La Scala ha avuto coraggio? “Mmh mmh” avrebbe detto la Vanoni.
Ha scelto l’opera che doveva farci tremare, e poi ci ha mandato una versione che ci ha fatto dire: “Che bella musica, per fortuna non era troppo disturbante”.


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